Laboratorio di design della comunicazione 2 A

Corso di laurea triennale in Design

Docente

Sergio Menichelli

Collaboratore

Barbara Ermeti

L’obiettivo del Laboratorio di Design della Comunicazione 2 è quello di acquisire gli strumenti metodologici e mentali che stanno alla base della comunicazione visiva. Lo sviluppo del lavoro dello studente lo porta a riflettere sulla natura del progetto grafico, sulle sue specifiche disciplinari e concettuali. Gli strumenti che vengono utilizzati durante il laboratorio spaziano da quelli manuali a quelli digitali e si caratterizzano sempre per una forte connotazione sperimentale.
Il tema proposto per il laboratorio durante l’a.a. 2019/2020 è stato “Parlar Figurato”. Il titolo si riferisce contemporaneamente all’idea di “traduzione visiva” di un concetto in una figura che è alla base della nostra disciplina e alla definizione delle “figure retoriche” del linguaggio letterario. La metafora, la similitudine, l’allegoria, la sineddoche, l’ironia, l’eufemismo, l’ossimoro, l’antonomasia sono solo alcune delle molte figure retoriche che usiamo nella lingua italiana.
Gli studenti del laboratorio hanno studiato un articolo di giornale che trattasse un tema di interesse sociale e hanno prodotto serie di immagini che sono la traduzione del testo in rappresentazioni visive di carattere metaforico, allegorico, ironico e così via. In pratica un articolo per immagini raccontato attraverso le diverse figure retoriche del linguaggio.

Progetto 01 — Silenzio

Progetto di
Simona Alessandrini

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Silenzio

Serie di immagini e manifesti
Il progetto traduce visivamente, tramite la figura retorica del silenzio, l’articolo L’offensiva umana (Marco Ferrari, pubblicato su “Focus” del 22 ottobre 2019) che affronta il problema della distruzione delle foresta. Intesto individua come causa principale della deforestazione l’attività dell’uomo e ne indica le conseguenze. La sequenza di illustrazioni vorrebbe rappresentare, attraverso la stilizzazione delle forme dell’albero, delle texture del legno e della corteccia, la mutilazione, scomposizione e scomparsa della foresta in quanto processo industriale condotto dall’uomo.

Progetto 02 — Climax

Progetto di
Laura Sangiorgi e Alessia Tiberi

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Climax

Serie di immagini e manifesti
Il progetto traduce visivamente, tramite la figura retorica del climax, l’articolo La stanza del figlio  (Carlo Bonini, in “La Repubblica”, 20 ottobre 2019) che racconta la vita della famiglia di Stefano Cucchi a distanza di dieci anni dalla sua morte e la loro costante ricerca di giustizia. La madre Rita, in piedi nella stanza del figlio, racconta l’ultima volta in cui l’ha visto e di com’è cambiata la sua vita da allora. Cucchi viene rappresentato simbolicamente attraverso una maglietta utilizzata nelle foto diffuse dai giornali, mentre le composizioni di immagini create rappresentano la cancellazione progressiva dell’individuo e il vuoto lasciato, che diventa sempre più grande come il dolore da esso provocato.

Progetto 03 — Sinestesia

Progetto di
Laura Sangiorgi e Alessia Tiberi

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Sinestesia

Serie di immagini e manifesti
Il progetto traduce visivamente, tramite la figura retorica della sinestesia, l’articolo Nessuno dimentichi Hevrin  (Gigi Riva, in “L’Espresso”, 20 ottobre 2019). Hevrin Khalaf, segretaria generale del Future Syria Party, era uno dei leader curdi più conosciuti ed apprezzati dalla comunità per il suo impegno per la coesistenza pacifica in Siria di diverse etnie e la sua lotta per l’emancipazione femminile. Per questo motivo divenne anche un pericoloso simbolo di libertà, e venne uccisa, in seguito a un agguato. Il progetto si basa sulla rappresentazione del concetto di violenza contro la donna attraverso un tessuto, calze o abiti, su cui sono stati applicati fisicamente dei tagli a simboleggiare la lacerazione non solo del corpo di Hevrin ma anche delle sue idee di libertà.

Progetto 04 — Sineddoche

Progetto di
Francesco Albini e Nicolò Sinatra

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Sineddoche

Serie di immagini e manifesti
Il progetto traduce visivamente, tramite la figura retorica della sineddoche, l’articolo Lo sballo uccide (Laura Montanari, in “La Repubblica”, 21 ottobre 2019) che tratta del problema della droga in relazione all’uso che ne fanno i giovani d’oggi. Si sofferma inoltre sulle motivazioni possibili che portano un ragazzo a fare uso di queste sostanze e sulle sue conseguenze. Sono state sviluppate una serie di illustrazioni per raffigurare il problema della droga in relazione all’infrazione delle regole stradali rielaborando la segnaletica stradale in chiave psichedelica per trasmettere all’osservatore gli effetti derivati dall’uso di sostanze stupefacenti.

Progetto 05 — Ossimoro

Progetto di
Miriana Cerenzia e Alessia Crispino

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Ossimoro

Serie di immagini e manifesti
Il progetto traduce visivamente, tramite la figura retorica dell’ossimoro, l’articolo Overdose americana (Andrew Sullivan, in “New York Magazine”, pubblicato in “Internazionale” n. 1253, 27 aprile 2018) che descrivi il problema della diffusione di oppiacei in America, soffermandosi soprattutto sulle sensazioni vissute da chi ne è dipendente e sull’analisi delle cause di un abuso diffuso. Sono state sviluppate una serie di immagini fotografiche con lo scopo di rappresentare contemporaneamente, attraverso la sovrapposizione, le due esperienze che attraversa una persona dipendente da oppiacei: l’eccitazione durante l’utilizzo e il ritorno alla realtà. L’alterazione dell’immagine permette di rappresentare le duplici e opposte personalità che questa dipendenza crea nell’individuo.

Progetto 06 — Antitesi

Progetto di
Valentina Ugolini e Ihor Strokolis

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Antitesi

Serie di immagini e manifesti
Il progetto traduce visivamente, tramite la figura retorica dell’antitesi, l’articolo Prigione dentro (Andrew McKirdy, in “The Japan Times”, 28 Giugno 2019) che racconta il fenomeno del Hikikomori, un termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte” e viene utilizzato per riferirsi a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, isolandosi nella propria camera, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, e generando un crescente senso di inadeguatezza e demotivazione nel confrontarsi con la vita sociale.  La serie di immagini sviluppate attraverso l’uso di vernici e spray raffigurano i temi della depressione, la paralisi, l’inadeguatezza, l’isolamento. L’antitesi in questo caso funge da amplificatore: esalta lo stacco tra gli Hikikomori e il mondo circostante.

Progetto 07 — Metonimia

Progetto di
Valentina Ugolini e Ihor Strokolis

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Metonimia

Serie di immagini e manifesti
Il progetto traduce visivamente, tramite la figura retorica della metonimia, l’articolo Nessuno dimentichi Hevrin (Gigi Riva, in “L’Espresso”, 20 ottobre 2019) che è un omaggio a Hevrin Khalaf, una donna che ha lottato per l’emancipazione femminile, per il riscatto del popolo curdo, per la democrazia, l’uguaglianza e i diritti. Il 12 ottobre 2019 Hevrin è stata violentata, crivellata di colpi e infine lapidata. La serie di collage di immagini/parole è stata realizzata con l’obiettivo di mettere in evidenza il contrasto tra gli scenari di guerra e le persone, simboli della lotta per la libertà, queste ultime sono state riempite utilizzando il ritaglio di parole scritte da e su Hevrin, per sottolineare l’importanza delle sue idee.